Anche se il titolo dell’articolo potrebbe sembrare provocatorio in realtà si basa sulla constatazione dell’eccessivo squilibrio tra sacrifici imposti a vantaggio della collettività abruzzese e le contropartite ricevute in questa parte di Valpescara. Parliamo del progetto di raddoppio della Pescara-Roma, sposato in Conferenza dei Servizi dalla Regione Abruzzo nel 2023.
720 Milioni di € per 12km di raddoppio, qualcosa come 60 milioni di € al km (prezzi del 2021 a cui va aggiunto il 30% di aumento materiali) per fare da Brecciarola di Chieti a Scafa, la tratta geomorfologicamente più semplice dell’intera linea. Per completezza d’informazione, nella tabella più in basso sono elencati i costi delle linee ad alta velocità in Europa, la nostra supera anche la più cara Stoccarda-Monaco con i suoi 49.7Mln (I dati vengono da una relazione della dalla corte dei Conti Europea che trovate qui)

Parlo di sacrificio anche perché l’area della Valpescara interessata dai primi due lotti della Roma-Pescara ha già sacrificato sull’altare della pubblica utilità molti ettari di terreno. L’elettrodotto Terna, il gasdotto Snam, l’autostrada con il suo casello, l’Interporto d’Abruzzo e le vasche d’espansione del fiume Pescara, sono tutte nell’area tra Manoppello e Brecciarola. Per quanto riguarda l’interporto poi, la contropartita sarebbe dovuta essere lo spostamento della linea ferroviaria nell’area tra l’autostrada ed il fiume, per liberare i centri urbani dal disagio dei convogli merci o almeno questi erano gli accordi presi con la Regione Abruzzo negli anni ’90. L’evidenza di questo accordo è nella fascia riservata a questa infrastruttura nel piano regolatore del Comune di Manoppello.
Sarebbe stato corretto bilanciare questo squilibrio con una progettazione attenta e lungimirante di questi lotti, un’idea d’infrastruttura integrata con le esigenze di chi vive in questi territori e non in contrasto, oltre tutto con le cifre di cui stiamo parlando mi sarei aspettato un’opera in grado di diventare essa stessa attrazione.
Si è dato invece l’onere della progettazione dell’intera area ad un’azienda come Italferr che, nonostante il prestigio nell’ambito in cui opera è e rimane un’azienda che progetta infrastrutture ferroviarie. Non parliamo certo dei luminari degli spazi urbani e la pianificazione del territorio. Non si può lasciare il compito di pianificare il futuro di un’area cosi grande solo ad ingegneri ferroviari, abituati a guardare il territorio dall’alto, con la massima attenzione alle curve di livello e non ai tessuti urbani.
Un opera che durerà più di una vita e che cambierà la vita a cosi tante persone ha bisogno di sensibilità diverse.
Questo piccolo contributo serve a descrivere graficamente e in maniera più comprensibile possibile il progetto RFI dei 2 lotti di raddoppio e le sue possibili alternative.
Non ha la pretesa di essere nulla di più di una restituzione grafica semplificata degli elaborati ufficiali, con l’aggiunta di qualche piccolo sogno e qualche grande incubo captato tra le voci di chi come me, vive in questo angolo d’Abruzzo.
Nelle tavole proposte è evidente sia l’ulteriore disgregazione urbana e sociale che causerà la proposta progettuale di RFI (T02), sia la rivoluzione infrastrutturale e urbana che potrebbe generarsi per tutta l’area realizzando il raddoppio ferroviario in Variante (T03). Questa convinzione non deriva solo da un’opinione personale ma da quella della quasi totalità dei cittadini che hanno avuto modo di conoscere il progetto durante il dibattito pubblico. A conferma di ciò basta sfogliare i tanti “Quaderni degli attori” (Qui) pubblicati al termine del Dibattito Pubblico sui 2 lotti della Roma-Pescara. Non c’è un solo partecipante che non chieda a chiare lettere di abbandonare il raddoppio in sede proposto da RFI e approfondire il progetto della variante, compresi gli amministratori dei comuni di Chieti e Manoppello (Qui l’intervista al Sindaco), i tecnici di questi Comuni e i rappresentanti delle aziende interessate tra cui anche il Direttore dell’Interporto d’Abruzzo.
Variante che proprio durante il dibattito pubblico, a seguito delle insistenti richieste dei partecipanti, Italferr ha ingegnerizzato pubblicando così la cosiddetta “Variante Plus”, studio descritto dai progettisti come tecnicamente realizzabile ma con delle criticità che non sono di tipo idraulico, superate dai viadotti, ma di tipo ambientale, economico e temporale per via del PNRR (ormai superata) . Come evidenziato in questa risposta di Italferr al Comune di Manoppello nelle integrazioni alla VIA dove si evidenzia l’inconsistenza della criticità idraulica. (Qui il documento completo).
Per quanto riguarda le criticità di tipo ambientale/paesaggistico, solo chi non conosce l’area può mettere sullo stesso piano l’impatto ambientale del tracciato RFI (T.02) rispetto a quello della Variante Plus (T.03), il tracciato di quest’ultima infatti occupa solo apparentemente nuovo suolo, perché la gran parte di esso è destinato a zona ZES, impianti fotovoltaici o cave mentre il tracciato RFI, dopo aver devastato il centro abitato di Manoppello va ad invadere un’area fluviale ed un lago che insieme costituiscono una delle zone più interessanti di tutto l’alveo fluviale del Pescara.
La questione temporale non si pone più, essendo questo progetto ormai fuori dal PNRR, mentre per la parte economica esiste solo una stima di massima da parte di Italferr (che parla di un’aggravio di costi di 80/110 Milioni di € in più per la Variante Plus), stima che ha tutta l’aria di essere tendenziosa in quanto, oltre a provenire da chi ha tutto l’interesse a mantenere inalterato il suo progetto, non è accompagnata da nessun computo e andrebbe bilanciata con una buona parte dei 95 milioni di € in espropri, questi si computati, oltre al costo delle demolizioni necessarie al progetto RFI per farsi largo tra gli edifici di Manoppello e Brecciarola.
Oltretutto, nella bilancia dei costi tra i due possibili tracciati non c’è nessuna valutazione dei danni economici, di riduzione della qualità della vita (durante e dopo il cantiere) che subiranno gli abitanti delle aree attraversate dall’opera. Danni tra l’altro già in atto, con decine di immobili invendibili, sui quali i proprietari non hanno potuto effettuare investimenti o accedere a finanziamenti per aumentarne qualità e valore. Sempre riguardo ai maggiori costi è stata anche individuata un’area per la realizzazione di un ulteriore vasca di espansione (Punto 11 T01) per ridurre il “peso” economico dei viadotti della Variante Plus e contemporaneamente mettere in sicurezza l’Interporto D’Abruzzo visto che il nuovo studio idraulico di RFI lo colloca in zona a rischio esondazione.
Questi sono gli incubi, ora passiamo ai sogni
Sono sempre stato dell’avviso che la qualità urbanistica sia direttamente collegata al benessere e all’umore di chi vive quell’ambiente e che modificare così profondamente una realtà urbana con un’atto violento contraddistinto da una serie di demolizioni seguite da anni di cantieri per poi far crescere le future generazioni tra sottopassi che sembrano raccordi autostradali e barriere antirumore influenzerà negativamente il futuro di quest’area.
Per questo e perché è nella mia natura cercare di migliorare le cose, ho redatto queste tavole. In Particolare la T03 e la T04 che riguardano i piccoli sogni. Spostando il tracciato ferroviario fuori dai centri urbani infatti si creerebbero le condizioni per poter realizzare sull’area di risulta una sorta di Autostrada a zero emissioni dedicata alla mobilità dolce presente e futura. Sia per comodità grafica che per richiamo alla storia dei trasporti, l’ho chiamata A-zero. Potrebbe partire, per ora, dalla Stazione di Alanno per arrivare a Chieti Scalo passando per Manoppello e Brecciarola. Dal bivio di Brecciarola si potrebbero rimodulare i 3.6km di ciclabili già previsti sugli argini delle vasche d’espansione (Nella T04 è visibile una sezione tipo del progetto delle vasche), evitando di fare inutili circuiti isolati per ogni vasca e sfruttarli per arrivare nell’area del parco fluviale adiacente al Centro Commerciale Megalò e da li proseguire lungo fiume per entrare, dove possibile, nel centro di Chieti Scalo. Non si tratta di diventare tutti ciclisti, ma di pensare ad un futuro prossimo in cui con le E-bike, senza sforzi, sarà piacevole ed economico muoversi lungo questa direttrice, con le Cargo ebike si potrà anche pensare di andare a fare la spesa.
Per quanto riguarda le mitigazioni, perché ricordiamoci sempre che in ogni caso il territorio sta concedendo altro spazio alla collettività abruzzese, si potrebbero realizzare aree sportive lungo la A-Zero, immagino un grande centro sportivo (8c) raggiungibile da gran parte della vallata con qualsiasi mezzo, magari i ragazzi potrebbero venire ad allenarsi di giorno in e-bike e tornare di notte caricando la bici sul treno, sotto i viadotti si potrebbero realizzare skatepark, bikepark e pareti per arrampicata (8a), in modo da poterle utilizzare anche nelle giornate di pioggia.
Forse potranno sembrare esagerate come mitigazioni, ma sinceramente, per 60 milioni di € al km, 11 milioni in più della Stoccarda-Monaco che è un vera alta velocita, mi aspetto questo ed altro, non una striscia di cemento che corre nel paese in cui sono cresciuto, con qualche pannello di plexiglass e le rondini adesive qua e là. Non dico di essere bravi come gli altri europei (Qui la stazione di Stoccarda) ma almeno proviamoci.
Antonio Romilio










